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26 | 07 | 17
Rame e la casa 2016: i progetti dei sette designer invitati
Arte, Design per interni

L’Istituto Europeo del Rame, presenta i risultati della VI edizione del concorso internazionale “Il Rame e la Casa”. La competizione, nata nel 2007 dall’intuizione dell’Ingegner Vincenzo Loconsolo, già Direttore dell’Istituto Italiano del Rame, e dell’Architetto Marco Romanelli, si pone l’obiettivo di incentivare designer e studenti a sperimentare nuove applicazioni estetiche e funzionali del rame e delle sue leghe.

Ma, per la prima volta in questa edizione, viene proposta un’importante novità.
È stata infatti istituita una speciale sezione del concorso, curata da Marco Romanelli, per la quale sono stati selezionati sette tra i più interessanti designer o studi di design italiani, Giorgio Bonaguro, Carlo Contin, Lorenzo Damiani, Giulio Iacchetti, Paolo Lucidi e Luca Pevere di LucidiPevere Design Studio, Gabriele Pardi e Laura Fiaschi di Gumdesign e Donata Paruccini, che hanno progettato, sulla base del brief concorsuale, un oggetto inedito in rame.

I sette pezzi sono stati quindi realizzati al vero e vengono presentati in questa occasione al pubblico e alla stampa. Essi dimostrano l’incredibile capacità del rame e delle sue leghe di adattarsi alle scelte estetiche dei singoli designer, arrivando a rappresentare un range completo delle più attuali tendenze del mondo del progetto. A seguire una analisi dei singoli progetti.


GIORGIO BONAGURO

“Concentrico”, portacandele componibile a sette fiamme     

Realizzato in ottone lucido e satinato, è composto da  tre dischi concentrici torniti e forati, di diametro rispettivo 32 - 24 - 16 cm, dotati di bussolotti portacandele, torniti e avvitati, di altezza variabile tra i 5 e gli 11 cm (realizzazione del prototipo Silver Tre srl, Milano).  

In un periodo quale quello che stiamo vivendo segnato da una teorica tendenza alla smaterializzazione Giorgio Bonaguro progetta un oggetto volutamente “materico”,  che si àncora da un lato all’estetica “meccanicistica” (quasi un ingranaggio) e, dall’altro lato, alle possibile valenze di finitura superficiale del rame. Ecco dunque che il candeliere “Concentrico” si può agilmente comporre (o scomporre) per sovrapposizione di tre elementi dotati rispettivamente di 3-2-2 portacandele.


CARLO CONTIN

“Tocut”, brocca con manico        

Realizzata in rame con processo interamente manuale e saldatura in argento ha altezza 26 cm e base 10x12 cm (realizzazione del prototipo Silver Tre srl, Milano).

Nelle numerosissime brocche “disegnate” esiste spesso un rapporto problematico tra corpo e maniglia. A volte risolto con eleganza, a volte lasciato nell’indeterminatezza di una giustapposizione un po’ casuale. Carlo Contin affronta il problema a monte: la maniglia è parte del corpo della brocca. Un alto cono, sagomato a “cappello di mago”, viene infatti troncato e piegato in modo che la sua parte più stretta si trasformi in maniglia. L’effetto di continuità è, di conseguenza, assoluto. Ne deriva un oggetto fortemente iconico.


 LORENZO DAMIANI

“Cortocircuito”, torcia da tavolo   

Si compone di due parti tornite con tornio manuale: una campana di copertura, diametro cm 34 cm e altezza 21 cm, in rame smaltato bianco esternamente, e una base, diametro 30 cm, altezza 3 cm, in rame lucido. Funzionamento: il collo della campana di copertura contiene una batteria che si carica quando l’oggetto è chiuso, all’atto del sollevamento del “coperchio” l’apertura del circuito consente alla luce interna di accendersi (realizzazione del prototipo Silver Tre srl, Milano).

Lorenzo Damiani, il più “inventore” tra i designer italiani, interpreta l’invito a disegnare un oggetto in rame destinato allo spazio domestico come l’occasione per definire una nuova tipologia. Diviso in due parti, un vassoio di base e una curiosa campana di copertura, “Cortocircuito”, quando posato su un piano non rivela ancora la sua vera natura, sarà solo all’atto di sollevare il coperchio che, attivando la magia di un circuito elettrico, si scoprirà una lampada/torcia d’emergenza. Il lungo manico, oltre a garantire la presa, ospita infatti una sorgente a led e una batteria, il largo cono funge invece da diffusore, e la base, oltre che essere un sostegno, agisce da interruttore. Assolutamente coerente con un’estetica personale, perseguita ormai da anni, Damiani progetta quando, e solo quando, è possibile inserire una nuova parola nel nostro vocabolario quotidiano.

GUMDESIGN

“Insuperficie”, specchi da tavo

Realizzati da lastre rispettivamente di rame, ottone e bronzo, tagliate e piegate, sono finiti lucidi sul fronte anteriore e con satinatura orbitale posteriormente. Misurano cm 30x50 (realizzazione del prototipo Daniele Paoletti/ zeroflatfloor, Teramo).

Gli specchi da tavolo di Gabriele Pardi e Laura Fiaschi (Gumdesign) riportano alla mente una delle più intense avventure progettuali di Bruno Munari, quella delle “sculture da viaggio”: elementi da trasportare con sé per personalizzare anche la più umile stanza da albergo. Allo stesso modo questi schermi metallici riflettenti, pensati in diverse dimensioni e capaci di reggersi da soli grazie ad un attento lavoro di piega, divengono “oggetti affettivi”. Decoreranno qualsiasi luogo, con i loro riflessi e l’elegante semplicità della costruzione: un “leggero” origami metallico!

 

GIULIO IACCHETTI

“Moscow mug”, tazza per cocktail         

Realizzata al tornio manuale in rame lucido, con manico sagomato a mano da tondino e poi saldato, misura cm 8,5 cm di altezza e cm 8,5 di diametro massimo (realizzazione del prototipo Silver Tre srl, Milano).

Inventato nel 1941 da John G. Martin, Moscow Mule è un cocktail tuttora servito esclusivamente in tazze di rame. Questa constatazione ha messo Giulio Iacchetti di fronte ad un arduo compito: rendere riconoscibile un oggetto pur rispettando pienamente una tradizione e una tipologia consolidate. Correttamente Iacchetti risponde affidandosi alla definizione del dettaglio: è il manico a costruire l’identità e l’unicità del progetto. Pur essendo questo mug destinato ad accogliere un cocktail sofisticato, Giulio recupera la valenza, e la forza, di certi antichi boccali in peltro, contando poi sulla cromia del rame per addomesticare il risultato finale.


LUCIDIPEVERE

“Capomastro”, vassoio multifunzione    

Realizzato al tornio manuale in rame lucido, il vassoio misura 30 cm di diametro mentre l’altezza del manico, sagomato a mano da tondino e poi saldato, è pari a 5,8 cm (realizzazione del prototipo Silver Tre srl, Milano).      

Molto spesso i nomi degli oggetti di design sono entità separate, definite a posteriori e con una certa casualità. Qui invece il nome “Capomastro” è sintesi formale e funzionale dell’oggetto progettato. Il termine fa riferimento alla vita di cantiere e in particolare a un muratore specializzato, personaggio che si avvale, per distendere e lisciare la malta, di uno strumento chiamato “frattazzo”. E il frattazzo, per la sua particolare presa, è dotato di un importante manico.       
La saggezza antica dello strumento viene da Paolo Lucidi e Luca Pevere progettualmente analizzata e reinterpretata. Proprio il manico infatti, pur rimanendo funzionale, diviene l’unico elemento “decorativo” di una composizione elegantemente minimale.


DONATA PARUCCINI

“Isola”, centrotavola

Realizzato interamente a mano in ottone esternamente e in rame internamente, consiste in una ciotola a base ellittica (cm 32x20, h.cm 5). All’interno, si configura
un rilievo (h.cm 6) realizzato a mano con il cesello e finito ossidato verde rame (realizzazione del prototipo Silver Tre srl, Milano).              

Molto si discute oggi di “art-design”, proponendo sovente pezzi che by-passano la funzione per divenire pura forma. Donata Paruccini, pur raggiungendo un risultato “d’arte”, opera al contrario: parte da una funzione ben determinata, e per di più umile, quale quella di umidificare l’aria in ambienti riscaldati per proporre una “scultura funzionale”.  
“Isola” è infatti un paesaggio stratificato geologicamente contenuto in un invaso che simula un lago. La presenza reale dell’acqua, oltre a creare sofisticati rispecchiamenti, attiva gradi di ossidazione diversi per i vari strati di rame, portando l’oggetto ad assumere caratteristiche uniche e inimitabili. Il progetto giunge quindi ad integrare il passare del tempo tra le componenti fondanti dell’oggetto e a nobilitare una caratteristica del materiale usualmente considerata un difetto.

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